El Jem, l’Anfiteatro tunisino

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L'anfiteatro di El Jem, Tunisia © Andrea Lessona

L'anfiteatro di El Jem, Tunisia © Andrea Lessona

Nell’anfiteatro di El Jem l’eco della storia è vento caldo che attraversa i resti di uno dei lasciti più preziosi dell’Impero Romano in Tunisia. In piedi, in mezzo all’arena, immagino le gesta di chi qui ha combattuto per la sua vita, e per dare godimento agli oltre trentamila spettatori assiepati sui gradoni.

Costruita a nord dell’omonima città, oggi governatorato di Mahdia, la struttura del III secolo ha un tracciato ellittico, misura 148 metri di lunghezza, 122 di larghezza con un perimetro di 427 metri. È, per dimensioni, la terza del suo genere, dopo quelle di Roma e Capua.

Quest’opera, Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, è ben superiore alle eredità romane lasciate a Verona, Arles e Nimes. Si pensa sia stata fatta edificare da Gordiano I, proconsole d’Africa, mecenate e amante appassionato degli spettacoli celebrati dell’arena di fronte ad astanti urlanti.

È questo il periodo d’oro di El Jem, l’antica Thysdrus in latino, quello che la vide rivaleggiare con Hadrumetum (la moderna Sousse) per il ruolo di seconda città romana del Nordafrica, dopo Cartagine.

L’anfiteatro, anche se molti sbagliando continuano a chiamarlo Colosseo, è stato realizzato con pietre provenienti da oltre trenta chilometri di distanza con un grande sforzo economico e un grande dispendio di forza lavoro.

Il materiale friabile non ne ha consentito la scolpitura. Ciononostante la pesantezza ritmata delle arcate e lo spessore di 4,56 metri delle pareti danno all’opera una dimensione imponete che occupa l’orizzonte della città di El Jem, quasi schiacciata alle pendici del gigante romano.

La facciata originale aveva 64 archi su tre piani, con uso di ordine corinzio al primo e al terzo piano, mentre al secondo ci sono stili compositi che lo diversificano dal Colosseo di Roma in cui gli ordini sono distribuiti in modo differente (dorico, ionico, corinzio).

Osservo i bastioni, antiche sedie in pietra da moderno stadio dove i romani e i nobili della zona assistevano ai giochi. Poi costeggio il perimetro del circo, location cinematografica perfetta usata per girare alcune delle scene del film il Gladiatore, con Russel Crowe.

Prima di lasciare l’arena guardo attraverso la grata che semi-nasconde le celle-dormitorio dei gladiatori dabbasso. Seguendo le indicazioni scendo nel buio di scale strette e le raggiungo: quaggiù, anche se il vento fatica ad arrivare, l’eco della storia è ancora più forte.

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