Grande Moschea di Kairouan, meraviglia tunisina

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La Grande Moschea di Kairouan © Andrea Lessona

La Grande Moschea di Kairouan © Andrea Lessona

L’ombra del minareto si allunga sul cortile della Grande Moschea di Kairouan e mi indica la sala della preghiera, laggiù. Così, per raggiungerla, cammino lo spiazzo irregolare di uno degli edifici religiosi più importanti della Tunisia.

È una area enorme: 65 metri piastrellati per 50 al cui centro spicca una meridiana bianca, e poco più in là una vasca per la raccolta dell’acqua piovana. È dotata di filtri per catturare la polvere prima di far scivolare il liquido nel serbatoio sotterraneo.

Tutto intorno alle mura fortificate, gallerie con colonne in granito e in porfido, riutilizzate dagli antichi monumenti provenienti da Cartagine, impreziosiscono di meraviglia la meraviglia della Grande Moschea di Kairouan.

Costruita nel 670 dal condottiero e generale arabo Uqba b. Nāfi, colui il quale fondò anche la città, la struttura è considerata un modello per tutte quelle successive nella regione del Maghreb.

L’intera superficie è di nove mila metri quadrati con un perimetro totale di 415. La sua importanza non deriva solo dalle dimensioni imponenti: sotto il regno degli Aghlabidi, la prima dinastia musulmana, diventò un centro universitario.

Qui, dove mi trovo io ora, si studiava il Corano ma anche le scienze profane. La Grande Moschea di Kairouan era a tutti gli effetti un faro del sapere che col declino della cittadina si spostò poi verso quella di al-Zaytūna, a Tunisi.

Mi avvicino alla sala della preghiera, sotto le gallerie del lato sud. Da una delle 17 porte in legno scolpito posso vedere l’interno: la musalla è divisa in 17 navate a otto arcate. Ci sono più di quattro cento colonne di porfido, granito e marmo bianco.

Il mihrab, indicazione preziosa verso la Mecca, è del IX secolo. Il suo muro ha 28 lastre marmoree con decorazione vegetale e geometrica ricchissima. La cornice è composta di 139 mattonelle di ceramica a riflessi metallici.

Spostandomi un poco di lato dalla mia posizione, riesco a vedere anche il minbar, la cattedra utilizzata dall’imam per la predica del venerdì. Ha trecento placche in legno di tek scolpito: è considerato il più antico e intatto del suo genere nel mondo islamico.

Esco dalle gallerie e, proprio davanti, vedo il minareto alzarsi imperioso sul lato nord della struttura. Ha pianta quadrata su cui crescono tre settori di ampiezza decrescente. In tutto arriva a 31 metri e mezzo, faro antico e svettante sulle mura fortificate della Grande Moschea di Kairouan.

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