Kairouan, la città santa della Tunisia

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Le mura della Medina di Kairouan, Tunisia © Andrea Lessona

Le mura della Medina di Kairouan, Tunisia © Andrea Lessona

Alte mura nascondono i souk di Kairouan e il loro vociare mercantile. Mi basta superarle per entrare nella Medina e attraversare un’altra dimensione: tempo antico e splendore avito di quando la città santa della Tunisia era la capitale degli emiri aglabiti.

Fu in quel periodo lontano che il generale arabo Uqba ibn Nāfi si insediò qui e fondò il capoluogo del governatorato dell’Ifrīqiy. E sempre nello stesso anno, il 670, diede avvio alla costruzione della Grande Moschea, la più antica del mondo musulmano.

Ecco perché, ancora oggi, Kairouan è per i fedeli del Corano una cittadina venerabile, mentre per il resto del Mondo è patrimonio dell’Umanità dal 1988, quando l’Unesco l’ha inserita nella sua lista di siti di alto valore.

Basta camminare per queste vie e accorgersi di quanta storia e cultura viva c’è qui. Gesti antichi, voci affabulatrici, mercanzie moderne vestite di vecchio. Ed edifici di un valore inestimabile con tradizioni uniche.

Come il Pozzo Barrouta, la sorgente coeva della città, in cui l’acqua sacra viene estratta da una noria azionata da un dromedario. O come, oltre le tende coloratissime dei souk, la moltitudine di cupole bianche spicca tra le terrazze.

Sono indicazioni precise delle tombe di santi musulmani e di “zaouïas, strutture dedicate ai maestri spirituali che hanno dispensato sapere prezioso e insegnamenti religiosi arricchendo in spirito e in materia Kairouan.

Materia che qui si veste di lana intarsiata da mani esperte che la trasformano in arte: quella pregiata della tessitura dei tappeti mergoums così famosi e caratteristici del luogo da portare il nome della città.

E poi c’è il pane: cotto secondo le antiche tradizioni, è bontà per il palato e i sensi tutti una volta deglutito. Così come i bignè al miele, i datteri a losanga e la specialità dei makroud, il dolce a base di semolino tipico di Kairouan.

Lasciati i souk, i suoi colori, i suoi odori, i suoi sapori cammino sino a Sidi Saheb: nell’edificio del XVII secolo, caratterizzato da corti e gallerie con pannelli in ceramica dalle influenze andaluse e turche, c’è la tomba del compagno del Profeta.

Secondo la tradizione l’uomo avrebbe conservato in una reliquia tre peli della barba di Maometto. Da qui il soprannome di “Moschea del Barbiere”, altra perla da visitare quando si viene qui, nella città santa della Tunisia.

Ma Kairouan ha ancora una sorpresa da svelarmi: con la mappa ritirata all’Ufficio turistico, raggiungo la periferia dove posso ammirare i larghi bacini circolari – il più grande ha un diametro di 128 metri.

Fanno parte di un sistema complesso di serbatoi d’acqua, ammirato in tutto il mondo. Furono realizzati intorno all’800: altro tassello inserito nel mosaico perfetto dell’antica capitale degli emiri aglabiti.

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