Monastir, Tunisia d’arte e storia

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Una veduta di Monastir, Tunisia

Una veduta di Monastir, Tunisia

Il minareto della moschea Bourguiba si alza nel cuore di Monastir, e ne caratterizza l’orizzonte. Lo vedo salire dalle mura possenti mentre cammino al loro fianco e percorro una delle vie più importanti della città, perla del Sahel tunisino.

È l’ultima tappa del mio viaggio a Monastir cominciato in riva al mare, alla estremità meridionale del Golfo di Hammamet, dove sorge la Marina che ne ha caratterizzato la storia: è qui che nel I millennio a.C. i Fenici fondarono il porto di Rous Penna.

Nel 146 a.C. con la sconfitta di Cartagine dopo la Terza guerra punica, i Romani controllarono la città e le cambiarono nome in Ruspina. Fu in quel periodo che vennero edificate le mura di cinta e le terme di cui si ha ancora traccia.

Durante la guerra civile tra Cesare e Pompeo, il 4 gennaio del 46 a.C a Monastir fu combattuta la Battaglia di Ruspina: si scontrarono gli eserciti delle due fazioni che videro sconfitto quello cesariano.

Ai Romani, nel IX secolo succedettero gli Aghlabidi che diedero a Monastir la loro impronta e la loro forma con l’edificazione di diversi ribat, le fortezza-monastero tipiche di quel tempo.

Così dopo aver lasciato la Marina sono entrato tra le mura possenti dell’ultimo sopravvissuto dei tre originari. La sua costruzione è iniziata nel 796, ma nel tempo ha subito diversi rifacimenti.

La parte più antica è quella della torre di vedetta da cui si gode una vista unica di tutta la città e il mare davanti. Le mura meridionali del complesso risalgono al IX secolo mentre quelle settentrionali all’XI secolo.

Uscito dal ribat, ho potuto vedere le mura della mosche principale di Monastir. La sua pianta a base quadrata fu costruita nell’Ottocento d.C. Per poi essere riedificata completamente duecento anni dopo.

Poi, seguendo le indicazioni, ho camminato il grande viale che costeggia il cimitero di Sidi El Mazeri, dalle tombe bianche e sono arrivato davanti al Mausoleo dedicato ad Habib Bourguiba, il primo presidente tunisino, l’uomo che diede l’indipendenza al suo popolo.

È sepolto qui insieme ai familiari, tra le pareti di questa immensa opera i cui lavori iniziarono nel 1963. La struttura assomiglia molto ai santuari islamici dedicati ai santi (zawiyya) ed ha tre cupole (due verdi e una dorata) e due minareti che delimitano l’ingresso.

Dopo aver ammirato gli interni, ho ripercorso il grande viale e sono entrato nella medina di Monastir: seppur sia molto cambiata dal 1960, quando sono state abbattute diverse aree sostituite con ampie strade ed edifici porticati, conserva sempre un grande fascino.

Bancarelle dai mille colori e dai mille odori caratterizzano i vicoli stretti in cui è difficile camminare per il poco spazio e per la voglia dei mercanti di coinvolgerti nelle loro contrattazioni, tipiche della cultura araba.

Costeggiando le antiche mura sono poi arrivato qui, a fianco delle mura della moschea Bourguiba. Realizzata nel 1963 secondo schemi tradizionali, ha porte in legno di teak costruite da artigiani di Kairouan.

La sala della preghiera che tanto vorrei vedere – ma mi è impedito perché infedele – è ornata da 86 colonne di marmo rosa. Nella giovane bellezza del suo edificio, questa moschea può ospitare fino a mille fedeli.

Riprendo la via verso il porto dove Monastir nacque. E grazie a cui ancora oggi, insieme al turismo e alla sua storia millenaria, prospera.

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