Tozeur, Tunisia carovaniera

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L'architettura di Tozeur, Tunisia © Andrea Lessona

L'architettura di Tozeur, Tunisia © Andrea Lessona

Nel sole accecante della Tunisia, gli edifici di Tozeur esaltano il loro color sabbia: dal marrone intenso sfumano nel giallo vivo e dipingono questo importante centro di passaggio nel sud ovest del paese africano.

Mentre cammino le vecchie strade ricoperte d’asfalto nuovo, ammiro gli antichi disegni geometrici che tratteggiano le costruzioni in mattone, tipiche di questa zona al margine del deserto del Sahara, non lontano da Chott el-Djerid.

È lì che Tozeur sorge, oasi circondata da oltre mille ettari di palmeti: i quattrocento mila alberi che la compongono sono irrigati dalle duecento sorgenti del Ras El Aïoun, quasi sempre secco a causa del prelievo idrico forzoso.

D’incerta origine berbera, la città ha radici millenarie. Divenuta importante centro di commercio carovaniero, molto frequentato dai Cartaginesi, fu colonizzata dai Romani nel 33 a.C.

Thusuros, la chiamarono. E la trasformarono in uno snodo commerciale essenziale per la vendita di datteri e uomini schiavi spinti e frustati attraverso la strada romana da Gabès a Biskra.

Di quel periodo rimane qualche lascito raro, difficile da trovare mentre cammino per Tozeur. Così come del tempo cristiano di cui resta una chiesa inglobata in una delle due moschee cittadine: quella di al-Kasr, vicino a Bled al-Haddar.

L’impronta musulmana è ovunque: risale al XIII secolo quando la città si convertì e si ingrandì di palmeto in palmeto crescendo sino al 1300. Rimasta quasi uguale e fedele al suo ruolo di passaggio per le grandi carovane fino al XIX secolo, cominciò poi a perdere importanza e popolazione. Oggi conta 32.400 abitanti.

Nel 1950 le vicine città minerarie di Metlaoui e Redeyef crebbero sempre più in produzione e ricchezza. Il commercio dei datteri, che sino a qual momento aveva caratterizzata Tozeur, non era più sufficiente ad affrontare la modernità.

Ecco perché l’apertura dell’aeroporto Tozeur-Nefta nel 1980, è stata accolta come una benedizione: grazie ai voli charter, molti turisti arrivano qui e sfruttando la posizione ideale partono alla volta del Sahara e delle sue bellezze da vivere a cielo aperto.

Mentre cammino lungo la strada principale, vedo sfilare i colori degli edifici ravvivati da quelli dei negozi che espongono la loro merce svolazzante: il vento del Sahara soffia caldo anche tra le costruzioni in mattoni che ospitano il mercato cittadino.

Ricettacolo di umanità variopinta e odori pregnanti, è spaccato vivo di vita vera: gesti e tradizioni ripetute nei secoli come le contrattazioni che hanno inizio ma mai fine. Se non nella stretta di mano d’addio e un sorriso sincero prima e dopo avermi detto “benvenuto a Tozeur”.

Per approndire:
Wikipedia

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